Gloria Peritore, una donna con i guantoni sul tetto del mondo

Scritto il in Elettromedicali e Preparazione atletica.

Gloria Peritore

Come nasce la passione per questa disciplina?

Sono un ex giocatrice di pallamano e l’agonismo mi è sempre piaciuto, mi fa sentire viva. L’amore per la kickboxing è arrivato per caso. Mi sono trasferita a Firenze dalla Sicilia nel 2008 e dopo qualche anno, essendo impossibilitata ad allenarmi con la squadra di pallamano di Pontassieve con cui avevo iniziato a giocare, ho deciso di provare uno sport individuale. La kickboxing mi “spaventava” abbastanza, ma ho deciso di provare per capire se fossi stata in grado. 

Allora scrissi una mail al mio attuale maestro, Paolo Morelli, per chiedere se 21 anni fossero troppi per poter cominciare. Mi rispose subito di no, quindi andai a fare un allenamento di prova. Mi innamorai fin da subito di questo sport, ma ammetto di essere stata fortunata ad aver trovato un maestro che è riuscito a trasmettermi la passione per le arti marziali.

Come sei arrivata al successo? Allenamenti, prime vittorie e anche sconfitte?

Come in tutte le cose, per ottenere i risultati ambiti, bisogna iniziare dal basso e mettercela tutta, crederci fino in fondo ma senza avere paura di puntare in alto. Questo è quello che ho cercato di fare insieme al mio maestro. Iniziai a combattere nel 2011 nella kickboxing a contatto leggero, per poi passare alla Kickboxing a contatto pieno nel 2012 e nel 2013 ci fu il mio esordio nel professionismo. 

Diciamo che per raggiungere questi risultati ho bruciato molte tappe e abbiamo anche rischiato, affrontando avversarie più forti ed esperte, quindi ho dovuto allenarmi duramente, per diverse ore al giorno e fare molte rinunce. Ma il mio sport è bello per questo, se sacrifichi parte della tua vita per raggiungere determinati risultati, prima o poi le soddisfazioni arrivano. 

La mia carriera sportiva è cominciata con una sconfitta per KO tecnico nel contatto pieno. Ma quel match è stato per me determinante, perché mi ha fatto prendere la decisione di intraprendere seriamente questo sport, senza mollare mai. Ho deciso di iniziare a combattere veramente grazie a quella sconfitta. Si dice che non sia difficile vincere ma ‘rivincere’ e tu hai centrato il successo a Oktagon nel 2015 e 2016.

Cosa hanno significato questi due successi?

Vincere Oktagon due volte consecutive, e soprattutto per KOT nel 2016, ha superato sicuramente le mie aspettative. Come vi dicevo ho bruciato molte tappe e quindi ogni match per me è sempre una grande prova. Ripenso spesso ad una scena vissuta col mio maestro, quando nel 2014 eravamo a vedere Oktagon da spettatori e lui scherzando mi disse: “l’anno prossimo ci sari tu su quel ring”, e io mi feci una grande risata, ignara che l’anno dopo avrei calcato sul serio uno dei ring più importanti al mondo.

C’è un segreto dietro a queste due vittorie?

Credo che la seconda vittoria ad Oktagon sia dovuta anche al fatto di non essermi montata troppo la testa vincendo l’anno prima, la partecipazione ad eventi così importanti spesso possono avere dei risvolti negativi nella mente degli atleti. Quando ho vinto Oktagon per la prima volta, io e il mio maestro l’abbiamo considerato un ottimo punto di partenza per il futuro, abbiamo lavorato sodo e nel 2016 mi sono riconfermata. 

Il mio obiettivo adesso è combattere all’estero e questo Oktagon, data la grandezza e gli ospiti internazionali, è stata per me un’ottima occasione per farmi conoscere. Abbiamo già ricevuto diverse proposte da vari promoter che stiamo valutando.

Quanto è importante l’allenamento fisico e quello mentale?

50 e 50. Curo molto anche l’aspetto mentale in quanto è strettamente correllato alle prestazioni fisiche. Nella preparazione pre-match non possono mancare le mie sedute di mental training con Lapo Baglini, ad esempio. Con il mio coach impostiamo spesso i match con tattiche sempre diversi e la lucidità mentale è fondamentale per riuscire a compiere ciò che ci prefissiamo. 

Il mio maestro è molto bravo in questo e mi supporta molto anche per quanto riguarda l’aspetto mentale. Per quanto riguarda l’allenamento fisico, ho dovuto raddoppiare gli allenamenti sia in termini di tempo che di intensità. Faccio allenamenti specifici a seconda del tipo di avversaria o a seconda della mia preparazione fisica o del tempo a disposizione prima di ogni match.

Recuperare velocemente e al tempo stesso nel modo migliore da un infortunio, è possibile?

È possibile ma ci vuole costanza e impegno. Bisogna affidarsi alle persone giuste ed evitare, secondo me, metodi casalinghi che sono molto diffusi nell’ambiente degli sport da combattimento. 

Nel mio sport è molto facile subire traumi di qualsiasi tipo ed entità, dopo ogni incontro devo calcolare anche un arco di tempo per il recupero, contando che combatto senza protezioni, utilizzo solamente i guantoni.

Puoi raccontare la tua esperienza la macchina Red Coral?

Nel 2013 ebbi una grossa lacerazione del muscolo della coscia dovuta ad una ginocchiata subita in combattimento. Ero costretta a camminare con le stampelle e zoppicavo. Il mio medico mi consigliò di provare a programmare delle sedute con la macchina Red Coral, quindi iniziai a farle, con cadenza giornaliera. 

Abbinate ad esercizi riabilitativi molto semplici e veloci, queste sedute mi hanno aiutato a recuperare molto più in fretta di quanto pensassi. Nel giro di 30 giorni dall’infortunio sono riuscita ad allenarmi con regolarità e non ho mai più avuto nessun tipo di ricaduta.

Prossimi impegni/obiettivi?

Sicuramente i prossimi impegni saranno internazionali. Siamo in contatto con USA e Cina, come dicevo Oktagon è stata una buona occasione per farmi conoscere. Spero che i miei sacrifici come quelli di tanti sportivi che si allenano duramente e danno la vita per lo sport vengano ricompensati. 

Finora non posso di certo lamentarmi, sono molto contenta dei risultati ottenuti e andrò avanti in questo modo, sempre con i piedi per terra e cercando di essere un esempio per tutti quegli atleti che mettono anima e cuore in questo sport.