Intervista con il professor Andrea Ferretti, responsabile dell’Area Medica Azzurra

“Il medico del club è il vero medico personale del giocatore mentre quello della Nazionale è un po’ il medico del Pronto Soccorso”

 

Riuscire a garantire la massima condizione di un atleta nonostante che il medico veda il giocatore poche volte e non ne possa seguire direttamente la preparazione. E’ questo uno dei compiti principali dei medici delle diverse nazionali azzurre, un compito tutt’altro che semplice in cui diventa fondamentale “la stretta collaborazione con i medici delle squadre di club” perché “attraverso un capillare reciproco scambio di informazioni l’atleta può essere seguito meglio e la sua salute tutelata in modo più efficace. La condivisione delle decisioni è fondamentale per il successo clinico”. A parlare è Andrea Ferretti, responsabile dell’intera area medica azzurra ovvero medici e fisioterapisti di 19 Nazionali, che spiega il lavoro di tanti professionisti della salute che stanno dietro ai successi delle diverse Nazionali.

Professor Ferretti come organizzate il lavoro dei tanti professionisti del Club Italia?

“Il Club Italia è suddiviso in varie aree che collaborano fra loro in modo da ottimizzare il lavoro in funzione dei risultati sportivi delle diverse rappresentative Nazionali. Quella di cui sono responsabile è l’area medica il cui scopo principale è quello di fornire assistenza alle 19 Nazionali (maschili, femminili, calcio a 5 e beach soccer) che rappresentano la FIGC nelle competizioni internazionali. Il problema maggiore, trattandosi di squadre così diverse per composizione di giocatori, livello e specificità della disciplina, è quello di fornire una certa uniformità in tema di procedure diagnostiche e terapeutiche in modo tale da assicurare anche una continuità mano a mano che i giocatori crescono di età e, come spesso accade, passano da una squadra giovanile ad un’altra fino alla Nazionale maggiore. In questo, come direttore di una scuola di specializzazione in Ortopedia e referente di una di Medicina dello Sport sono molto avvantaggiato dal fatto di poter disporre di molti allievi da me formati ed istruiti che, in virtù di rapporti convenzionali con il CONI, seguono attivamente le squadre, completando la propria formazione e fornendo il supporto assistenziale richiesto. Ogni squadra, oramai da molti anni, è affidata a due medici, uno con formazione ortopedico-traumatologia ed un altro con formazione di tipo medico sportivo internistico che possono così far fronte a gran parte delle evenienze cliniche”.

Essere medico di una Nazionale comporta enormi responsabilità anche perché i giocatori non si possono seguire costantemente.

“Certo che la cura di atleti professionisti rappresenta un impegno decisamente gravoso, anche sotto il profilo della responsabilità professionale. Quello che raccomando a tutti i miei collaboratori è il principio al quale mi sono sempre ispirato nella mia lunga carriera di medico delle Nazionali e cioè la stretta collaborazione con i medici delle squadre di club. Attraverso un capillare reciproco scambio di informazioni l’atleta può essere seguito meglio e la sua salute tutelata in modo più efficace. La condivisione delle decisioni è fondamentale per il successo clinico”.

Quali sono le differenze tra essere il medico di un club e farlo per una Nazionale?

“Le differenze sono fondamentali. Il medico del club è il vero medico personale del giocatore mentre quello della Nazionale è un po’ il medico del Pronto Soccorso. Ma come il medico del Pronto Soccorso ha bisogno delle informazioni del medico curante, così in caso di infortunio o altra situazione acuta, il medico curante ha bisogno di notizie da parte del medico che è intervenuto in urgenza. Direi che sono responsabilità diverse ma entrambe estremamente importanti”.

E’ necessario che ci sia un contatto continuo con chi segue i giocatori nei club? E quali collaborazioni si possono mettere in campo?

“Oggi le nuove strategie comunicative rendono molto più facile la collaborazione fra le diverse figure professionali. Ci si scambiano non solo informazioni generali ma addirittura immagini radiografiche, ecografie, risonanze. In un recente infortunio di un atleta azzurro occorso nel club la visione delle immagini radiografiche anche da parte mia ha permesso di rassicurare l’allenatore sulla disponibilità dell’atleta per il Campionato Europeo under 21.”

I ritmi del calcio moderno come si conciliano con la necessità di limitare gli infortuni?

“Questo è un argomento al centro delle attenzioni non solo della FIGC ma anche degli organismi sovranazionali (UEFA e FIFA) che, nella programmazione del calendario, stanno cominciando a considerare anche il sovraccarico di impegni agonistici i cui effetti si sono manifestati più sul tasso di infortuni che sulla performance atletica. La prevenzione degli infortuni ed il dosaggio dei carichi di lavoro è uno degli aspetti più importanti nella preparazione di una squadra di calcio. Vari sono gli aspetti e le modalità di prevenzione degli infortuni (lesioni acute) e delle patologie da sovraccarico (lesioni croniche) ed il monitoraggio delle disponibilità/indisponibilità dei giocatori è divenuto uno dei criteri di valutazione più importanti del lavoro dello staff tecnico, inclusi medici, fisioterapisti e quanti altri si occupano della salute dei giocatori”.

Lavorare per una Nazionale vuol dire riuscire a svolgere il proprio operato con poco tempo a disposizione: una-due partite in pochi giorni e con un ritiro lampo. Cosa significa questo dal punto di vista medico?

“Come dicevo prima, l’abilità del medico della Nazionale deve essere proprio quella di inquadrare subito la patologia e soprattutto di definirne la prognosi per evitare da una parte di far correre inutili rischi ai giocatori e dall’altra di prolungare inutilmente la permanenza del giocatore in ritiro privando magari l’allenatore della possibilità di provvedere ad una sua sostituzione. Per questo è necessaria una certa esperienza clinica sport-specifica e, come dicevo, la conoscenza della storia medica dell’atleta così come può essere acquisita tramite i colleghi del club. Per facilitare il lavoro e per poter disporre di un database utile anche a fini scientifici, l’area medica del Club Italia si è dotata di un software originale in grado di seguire raduno per raduno, allenamento per allenamento, tutti i giocatori selezionati per le squadre Nazionali fin dalla loro prima convocazione. Questo software registra giorno per giorno caratteristiche antropometriche, tipologia di allenamento, parametri clinici ed eventuali infortuni. I dati derivati da questo software sono già stati oggetto di studio e di presentazioni a congressi specialistici del settore”.

Diversa è la situazione in manifestazioni importanti come Mondiali o Europei.

“Il lavoro del medico della Nazionale cambia radicalmente in occasione di manifestazioni di più ampio respiro come le fasi finali dei Mondiali o degli Europei, avvicinandosi un po’ a quello dei medici del club. Tuttavia anche in queste occasioni il medico deve sempre tenere presente la particolare situazione dell’atleta e la sua doppia veste di atleta azzurro e di quel particolare club. Pur operando in piena autonomia in quanto in quel preciso momento responsabile in senso assoluto della salute del giocatore, possono verificarsi situazioni in cui le decisioni assumano carattere di estrema delicatezza, anche per l’impatto mediatico che esse possono talora assumere. Non è sempre facile coniugare saggezza, prudenza, riservatezza, elementi che talora assumono la stessa importanza della capacità professionale e della esperienza clinica.

Le Nazionali e Sixtus Italia, un rapporto ormai consolidato che va avanti da anni.

“Conosco la Sixtus da moltissimi anni e ne ho seguito la crescita internazionale che l’ha portata ad essere azienda leader nel settore. Credo sia stata una delle prime, se non la prima, ad intuire le grandi potenzialità di un ramo, quello dei dispositivi medico-sanitari in ambito sportivo, che si è sviluppato in maniera enorme raggiungendo fatturati ragguardevoli. Al di là della qualità dei prodotti, quello che devo riconoscere alla Sixtus è la presenza costante accanto ai medici ed ai fisioterapisti e la disponibilità sempre dimostrata nel far fronte, talora quasi in tempo reale, ad ogni necessità, anche a quelle più imprevedibili, verificatesi nel corso di un evento che ci vedeva impegnati a difendere i nostri colori”.

 

Il Professor Andrea Ferretti, fiorentino classe 1951, è Professore Ordinario di Ortopedia e Traumatologia e Direttore della Scuola di Specializzazione Ortopedia e Traumatologia all’Università “La Sapienza” di Roma, Direttore del Dipartimento di Emergenza e dell’Unità Operativa Ortopedia e Traumatologia all’Ospedale S. Andrea di Roma. Dopo le esperienze nella pallavolo (campione d’Italia da giocatore nel 1975 con l’Ariccia V.C. e due anni dopo da allenatore della Federlazio), è il Medico delle Nazionali di Basket e di Pallavolo, diventando Presidente della Commissione Medica FIVB. Entra in FIGC nel 1990 come Medico della Nazionale fino al 2008, quando entra a far parte della Commissione Medica UEFA fino al 2014. Autore di oltre 250 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste di ortopedia e traumatologia e di presentazioni scientifiche ai più importanti congressi del settore.